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Alessandro Chiometti

Razionalista, sognatore, pragmatico, utopista, ingenuo, cinico, epicureo e idealista… o forse più semplicemente incapace di autodefinirsi senza contraddizioni. Lascia volentieri agli altri il compito di catalogare e giudicare, attività per cui, del resto, ha ben poco interesse; non rinunciando però ad esprimere le sue opinioni su molteplici argomenti. Eterno studente consapevole di non sapere mai abbastanza, è sempre più convinto che il disimpegno politico e civile non rappresenta una soluzione ma uno dei problemi. Amante dei gatti ma simpatizzante dei cani pensa che il senso della vita sia la vita stessa e per questo la riempie di libri, foto, musica, birra e viaggi. We shall overcome, someday.

 



Bibliografia

 

Il mastino di Darwin
Alessandro Chiometti
Dalia Edizioni 2016
Un vampiro razionalista, Thomas H. Huxley e l’ispettore di Polizia Cantainferno. In una Perugia fredda e tenebrosa il poliziesco si fonde con l’horror in una vicenda ricca di colpi di scena.
Ciò che definiamo paranormale è sempre frutto di una truffa o di un inganno della mente: questo dicono gli scettici di tutto il mondo e questo sostiene fermamente anche Yuri Doubbos.
Abramo Cantainferno, ispettore di Polizia e amante del cinema, si rende conto che la sua vita sembra la trama di uno scontato B-movie: perennemente in giro per l’Italia a caccia di un serial killer di prostitute che forse non esiste.
Qual è il filo che unisce i due e che li porterà a incontrarsi per le strade di una Perugia tenebrosa, fra club di anticlericali, millantatori di professione e giocatori di ruolo troppo curiosi? In ballo non c’è solo la soddisfazione professionale, la giustizia o l’effimera promozione; in gioco c’è la sopravvivenza della specie che, come insegna Darwin, è un meccanismo crudele di adattamento e selezione naturale. Ma non sopravvive il più forte, e neanche il più adatto, sopravvive chi ha il migliore successo riproduttivo. E questo Yuri lo sa bene.

 

Frequenti improbabilità
Alessandro Chiometti
Tempesta Editore, 2018
Una serie di racconti suggestivi, esistenziali, paranormali, metafisici di Alessandro Chiometti

FuoriZona
Alessandro Chiometti
Bertoni Editore, 2019

 

 


Intervista ad Alessandro Chiometti

 

1. Cosa ti ha spinto a scrivere?

Se Woody Allen diceva “leggo per legittima difesa” potrei dire che ho deciso di scrivere per non giocare sempre in difesa. In realtà la passione per la scrittura ce l’ho avuta sempre, forse semplicemente per riprodurre qualcosa di simile a quello che mi piaceva molto leggere. All’inizio magari solo per prendere in giro i miei compagni di classe immaginando situazioni assurde nelle nostre vite di studenti, poi per “fermare” nella mia memoria quello che succedeva nei viaggi (sì ho scritto dei banalissimi diari di viaggio per diverso tempo, quelli che Andrea De Carlo dice che non si dovrebbero mai scrivere, ed ha ragione), infine ho cominciato a buttar giù qualche racconto in modo continuo. Recentemente, negli ultimi cinque anni, ho vinto qualche concorso e pubblicato qualcosa.

 

2. Pensi che quello che scrivi possa avere un impatto sul mondo che ti circonda?

In realtà tutto quello che facciamo e che non facciamo ha un impatto sul mondo, è inevitabile. Una volta, in una classica partita di calcetto fra amici, era venuto questo ragazzo amico di un amico che rimpiazzava un assente. Dopo esserci presentati mi guarda più volte e poi mi chiede: “Scusa ma tu andavi mica all’industriali e avevi uno zainetto giallo fosforescente con la scritta ‘U2 – The unforgettable fire’ e la candela di Amnesty International?”. Rimango un attimo meravigliato e poi gli dico “Eh sì, ero proprio io!” “Ma che te possino… ma lo sai che mi hai rovinato? Stavo tanto bene quando andavo solo in discoteca e non capivo un cazzo della vita!”.
Al di la’ dell’episodio (vero) quello che voglio dire è che sì sono sicuro che quello che uno fa e anche quello che uno scrive possa avere un impatto. Quantificarlo è difficile ovviamente.
La questione interessante era quello che invece mi poneva Tullio Dobner quando ebbe modo di leggere il mio “Il mastino di Darwin”. Mi rimproverò pesantemente perché nel libro si capiva che io volevo dare un taglio di divulgazione evoluzionistica, mentre secondo lui il narratore deve essere sempre super partes.
Io gli dissi che in realtà il libro usciva proprio per “divulgare” l’evoluzionismo (o per lo meno incuriosire sul tema) a chi non era abituato a tomi di biologia e che nella seconda edizione ci sarebbe stata la postfazione di Telmo Pievani che aveva apprezzato l’intento. Allora lui alzò le mani e mi disse “Ah se la cosa è voluta allora va bene, ma sappi che per uno scrittore schierarsi non è mai una cosa buona. Dovrebbe avere sempre una vista imparziale”.
Io in realtà credo che sia inevitabile mettere nelle proprie produzioni il proprio pensiero. Anche se poi il lettore lo può male interpretare o stravolgere completamente. Sono cose che capitano spesso.
Quello che cerco di fare è di mettere il mio punto di vista e far capire quello che per me è “giusto” ma senza essere pedante e meno che mai moralista. Quest’ultima la ritengo la cos a peggiore che si può fare. anzi, ve lo chiedo per favore: il giorno che mi sentirete fare la morale a qualcuno… abbattetemi vi prego.

 

3. Cos’è per te il Confine? Credi sia importante varcarlo?

Dipende da quali confini stiamo parlando.
Cercare di migliorare le nostre capacità e quindi superare i nostri limiti è giusto, anzi giustissimo.
In questi ultimi mesi troppi però hanno valicato il confine della decenza umana, festeggiando quando naufragavano dei barconi e scrivendo oscenità sulle loro pagine social. Il confine dell’umanità non andrebbe mai valicato. “Restiamo umani” diceva Vittorio Arrigoni… oggi l’appello deve essere corretto in “Torniamo umani”.
I confini geografici invece sono convenzioni, niente di più e niente di meno, non ha neanche senso parlarne… basta vedere una foto della Terra dallo spazio, dove sarebbero questi confini?
Noi ce ne stiamo qui in occidente, bevendo caffè brasiliano e tè indiano, portiamo vestiti fatti in Vietnam o in Thailandia, usciamo tecnologia cinese, giapponese o koreana, ci scaldiamo con gas russo, beviamo bourbon del kentucky e birra messicana e poi diciamo, noi siamo dentro questo confine e voi altri ne siete fuori. Bipolarismo schizofrenico, direi. Il futuro o sarà internazionalista o non ci sarà nessun futuro. E ovviamente ciò che va internazionalizzato sono i diritti umani, i diritti del lavoro e i diritti civili. Non la libertà di sfruttamento.