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Marta Duò

Marta Duò nasce a Torino nel 1995 e si divide tra la sua formazione scientifica e la tendenza a vivere con la testa fra le nuvole. Ha iniziato a scrivere da adolescente, esordendo solo nel 2017 con I Superstiti di Ridian, romanzo post apocalittico pubblicato da Plesio Editore.

I suoi hobby sono raccontare di mondi in rovina, leggere di orrori non euclidei, collezionare compulsivamente oggettistica nerd e coccolare i suoi due gatti. Gestisce un blog personale in cui parla dei suoi mondi d’inchiostro e cura una rubrica dedicata agli aspiranti autori, una piccola guida per orientarsi verso la meta della pubblicazione.



Bibliografia

 

I Superstiti di Ridian
Marta Duò
Plesio Editore, 2017
XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all’epoca della colonizzazione umana.

 

 


Intervista a Marta Duò

 

1. Cosa ti ha spinto a scrivere?

La primissima cosa che scrissi, a undici anni, era un omaggio alla celebre collana Piccoli Brividi, che mi aveva tenuto compagnia per tante, bellissime estati. Era anche un modo per esorcizzare le mie paure di ragazzina e sfogare quella fantasia molesta che mi teneva sveglia di notte e mi faceva sognare di giorno. Diversi anni e molti milioni di caratteri più tardi, al desiderio di sfogarmi si è aggiunto quello di raccontare aspetti di noi, del nostro mondo e della nostra società attraverso la lente del fantastico.

 

2. Pensi che quello che scrivi possa avere un impatto sul mondo che ti circonda?

Mi piacerebbe, non lo nego. Ciò che scrivo ha sempre un collegamento con tematiche attuali (il mio romanzo d’esordio parla di cambiamenti climatici, di guerra e di odio etnico, mentre il mio prossimo libro affronterà il cyberbullismo e il suicidio adolescenziale), ma il mio intento non è fornire morali preconfezionate. Io non metto becco in ciò che racconto, lo mostro al lettore e basta. Desidero che sia il lettore stesso a riflettere e a trarre le sue conclusioni.

 

3. Cos’è per te il Confine? Credi sia importante varcarlo?

Il Confine è un’esigenza, uno strumento, e come tale può diventare un’arma se usato con gli intenti
sbagliati. Abbiamo bisogno di confini per orientarci, per acquisire sicurezza e, infine, dobbiamo varcarli per poter crescere. Il Confine è la comfort zone che ci permette di trovare rifugio ma che, allo stesso tempo, ci terrà intrappolati in un mondo chiuso, claustrofobico, dominato sempre dagli stessi meccanismi. Se non lasciamo il nostro porto sicuro non potremo mai espanderci, vivere nuove esperienze e comprendere gli altri. È la chiave dell’empatia e del rispetto.