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Monica Serra

Monica Serra, narratrice di mondi, è solita viaggiare tra universi fantastici: è stata a Diagon Alley, nei Sette Regni, su Tatooine, nella Contea, nelle Giungle delle Piogge e a Terramare, ha navigato sulla Folgore e pernottato all’Ammiraglio Benbow. Ha tre gatti (anche se sarebbe più corretto dire che i tre gatti hanno lei) e la direste un’accumulatrice seriale di libri (prima o poi, riuscirà a leggerli tutti). È socia della World SF Italia, ha vinto la prima e la seconda edizione del premio intitolato a Gianfranco Viviani (sezione fantasy), i suoi racconti sono stati pubblicati in varie antologie, ultime Futuro criminale (La Ponga, 2019), Mogli pericolose (Watson edizioni, 2019), Sui mari d’acciaio (Letterelettriche, 2020). La raccolta Lei. Storie di donne da tutti i mondi possibili (Altrimedia, 2018) sostiene la Susan G. Komen Italia (prevenzione dei tumori al seno).

 



Bibliografia

 

Mi Rasna
Monica Serra
Delos Digital, collana Fantasy Tales, 2019
Anno 1243: Michele fugge da Viterbo, stretta nell’assedio degli Svevi, diretto a Roma, dove intende iniziare una nuova vita. La distanza non è molta, ma gli ostacoli sono ardui: Malaspina, una ladra pronta a saccheggiare una tomba etrusca, i soldati del papa, un cardinale che non è un cardinale e “presenze” che arrivano dall’altro lato del tempo…

 

Lei. Storie di donne da tutti i mondi possibili
Monica Serra
Altrimedia Edizioni, 2018
Sono combattive, passionali, vulnerabili, vendicatrici, materne; in una parola: donne. Donne sospese tra passato e futuro in affascinanti sequenze spazio temporali, le resilienti protagoniste di “Lei”, brevi e profondi ritratti di figure femminili provenienti da tutti i mondi possibili. Ci sono il fantasy classico e la fantascienza, vicende ambientate sulla Terra, su altri pianeti o in mondi alternativi, squarci sul fantastico, incursioni nelle favole, ghost stories, suggestioni prese in prestito da opere d’arte o echi di accadimenti storici. Leggendo oltre le righe, si scoprono metafore sottili nei racconti di Monica Serra, intuizioni di una finezza stilistica fuori dal comune. Il fantastico rimane la cornice che delimita queste storie originali ambientate in “altri mondi” che, spesso, di simile al nostro hanno solo i sentimenti. E proprio i sentimenti sono alla base di “Lei” che, prendendo spunto dalla grinta delle sue eroine, si propone come ambasciatrice di un percorso essenziale nella vita di ogni donna, quello della prevenzione: parte dei proventi della vendita di “Lei” saranno devoluti ai progetti della Komen Italia nella lotta ai tumori del seno.

 

Yōkai. Spiriti inquieti.
A cura di Mauro Beato, racconti di Marco Mancinelli, Olivia Balazar, Monica Serra, Valerio La Martire
Bakemono Lab, 2018
Quattro racconti, quattro brividi lungo la schiena. Immergetevi nei tetri meandri di Yōkai, tra le nebbie di questi luoghi oscuri. Lasciatevi trasportare in questo viaggio tra le caligini della mente che saprà sicuramente lasciarvi anche qualcosa di inaspettato.
(Il mio racconto è Demone, mangia i miei sogni: lo scontro fra i Signori della guerra che insanguina le pianure giunge fino alla Dorsale. Yuki, sopravvissuta alla distruzione del suo villaggio, viene salvata dal potente Mori Okami che la porta via con sé per darle una nuova vita. Riuscirà il demone a cui la ragazza è stata affidata a proteggere il suo sonno dalle insidie di casa Mori?)

 


Intervista a Monica Serra

 

1. Cosa ti ha spinto a scrivere?

Difficile rispondere, è come se mi si chiedesse “cosa ti spinge a respirare?”. Se non respirassi, morirei. Ecco, con la scrittura è più o meno la stessa cosa: non posso farne a meno. Ho sempre scritto, fin da piccola ma la “svolta” che mi ha portato a decidere che da grande voglio fare la scrittrice (…) è avvenuta una decina di anni fa. Avevo subito un grave lutto, mi trovavo in un momento di estrema confusione e scrivere è stata la bussola che mi ha riportato sulla giusta rotta. Equilibrio, risposte, sogni. Questo cerco nelle mie letture, questo vorrei dare agli altri con la mia scrittura.

 

2. Pensi che quello che scrivi possa avere un impatto sul mondo che ti circonda?

Credo che uno scrittore (anche se, nel mio caso, preferisco definirmi “narratrice”) abbia tra le dita un’arma potentissima. Come diceva Ennio Flaiano, uno che di parole ne sapeva abbastanza, “Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere”. Con le parole posso far sognare, ma anche far riflettere o dare il mio contributo a cause che, in altri modi, non saprei sostenere. Pure se scrivo quella roba lì, quella sui draghi o sugli alieni, che la letteratura “seria” snobba come roba di serie B. Sono fermamente convinta del ruolo sociale che può avere la scrittura, motivo per cui il mio racconto Kat la sopravvissuta compare in un’antologia molto originale (Rosa Sangue, Altrimedia, 2016) che tratta il tema della violenza sulle donne visto in chiave fantastica (che vorrà mai dire? Beh, procuratevi il libro e lo capirete) e l’antologia Lei. Storie di donne da tutti i mondi possibili (Altrimedia, 2018) sostiene l’Organizzazione Susan G. Komen Italia nella lotta ai tumori del seno, alla quale ho deciso di devolvere i diritti d’autore spettanti dalle vendite.
Quindi la risposta alla domanda è sì, un impegno sociale, la scrittura può essere anche questo.

3. Cos’è per te il Confine? Credi sia importante varcarlo?

La parola latina che traduce “confine” è “limes”, limite. Non mi piace la sfumatura negativa del termine, sia in senso fisico che in senso astratto. Limite è qualcosa che costringe e io non amo le costrizioni. Mi piace viaggiare, quindi varcare confini mi viene naturale. Anche nella scrittura lo faccio, contaminando i generi. È ovvio che esistono dei limiti che il buon senso civile e la legalità impongono di rispettare, ma ci sono purtroppo anche dei confini che mai dovrebbero essere tracciati. Sono quelli più pericolosi, quelli che ancora, nel 2020, alzano barriere sociali e creano disuguaglianze riportando l’umanità indietro nel tempo, come se non si fosse mai evoluta.